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Calcio - I colori delle maglie delle squadre

Pubblicato: Giovedì, 15 Gennaio 2015 Scritto da Walter Secondino

Le variazioni cromatiche delle maglie delle squadre di calcio sono una curiosità anche divertente. Agli inizi del secolo scorso lo sport ruppe la monotonia ottocentesca della moda maschile a colore unico e si manifestò sui campi di calcio con la vivacità dei suoi colori. Il colore è diventato una componente fondamentale dell’identità di una squadra che oramai viene contraddistinta proprio da questa caratteristica. La prima squadra italiana che adottò i colori fu il Palermo che scelse prima l’azzurro e poi il rosso-blu. La cosa non piacque al Senatore Florio, uno dei fondatori ed il più grande produttore di vini e marsala della Sicilia che tanto brigò per cambiare il colori in rosa-nero. Le motivazioni furono strane e anche un po’ interessate: “Quando vinciamo il colore preferito è il rosa di un liquore delizioso e quando perdiamo è quello nero dell’amaro”.

I maligni, invece, sussurrano che il rosa ne venne dall’usura dei lavaggi delle maglie.
La prima squadra fondata in Italia: l’International Football Club di Torino aveva i colori granata. La scelta dei colori delle prime divise sportive italiane fu frutto di invenzioni o di riferimenti casuali o ambientali. Molte volte i colori furono quelli delle squadre d’origine dei fondatori stranieri dei club italiani, ma spesso la scelta dipese da circostanze più modeste e venali: uno stock di stoffa a basso prezzo. Il bianco derivava spesso dal colore delle camice con cravatta che indossavano i pionieri quando si toglievano la giacca. Spesso la scelta del colore fu fatta per imitazione delle più prestigiose squadre straniere.
Da una statistica cromatica che va dal 1891 al 1915 risulta che un terzo delle squadre italiane usava una camicia, casacca o maglia a tinta unica, in cui prevalevano il granata, l’azzurro seguiti dal bianco, dal nero, dal rosso e dal blu.
Una tradizione racconta che il nero del Casale fu scelto in contrapposizione al bianco della Pro Vercelli.
Nel quadro della divisa a più colori primeggiavano il bianco nelle combinazioni del bianco-rosso, bianco-blu e bianco-nero. Nella disposizione del colore prevalsero le righe verticali, rare sono le maglie a righe orizzontali (lo furono quelle dei Tigrotti ovadesi) qualche maglia a scacchi e quella a quarti del Genoa. Il Naples scelse l’azzurro del suo stupendo mare. Nell’Italia dei cento campanili prevalsero anche i colori delle insegne civiche: il Roman Football Club assunse il giallo-rosso dello stemma capitolino mentre i cugini della Lazio puntarono sul classico scegliendo il bianco-azzurro della bandiera greca.
La dipendenza dall’estero per gli acquisti del materiale di gioco ebbe la sua influenza sulla scelta dei colori. Quando la Juventus incaricò John Goodley di acquistare le casacche in Inghilterra si vide arrivare i colori bianco-neri del Notts Country.
Una delle teorie più affascinanti è quella che spiega l’origine dei diavoli rosso-neri del Milan. Perché i rosso-neri vengono chiamati diavoli? Secondo Richard Barnett, uno studioso di Cambridge, esperto in religioni e tradizioni, pronipote di quel Charles Barnett fondatore del Milan, la figura del diavolo derivava dalla religione protestante di molti dei fondatori e giocatori del club milanese che “Non amavano affatto la Chiesa cattolica italiana e le intemperanze dei preti”. Una teoria che affascinò i milanesi e che portò Herbert Klipin a giustificare la scelta dei colori con: “Le maglie devono essere rosse perché noi siamo dei diavoli. Mettiamo un poco di nero per fare paura a tutti”. Effettivamente il Milan, nel suo lungo e glorioso percorso, ha sempre messo paura a tutti gli avversari.
La Nazionale italiana esordì il 15 maggio 1910, in un incontro con la Francia, vestendo la camicia bianca. Ciò portava confusione con la maglia della Pro Vercelli ed allora venne applicato lo stemma azzurro della Casa Sabauda. In seguito fu adottato l’unico colore azzurro per la rappresentativa italiana. Non ci furono mai prescrizioni per il colore dei calzoni alla zuava, i calzoncini ed i calzettoni dove fu lasciata ampia facoltà di scelta. Per i calzoncini corti comparve nel 1904 una disposizione che imponeva che la lunghezza doveva coprire “almeno i ginocchi”. Questo “per non esporre troppo la nudità all’occhio del pubblico e essere secondo il comune senso del pudore”.