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Roberto Briata

Pubblicato: Venerdì, 16 Gennaio 2015 Scritto da Diego Sciutto

Classe 1966, ovadese, una vita nel calcio prima come giocatore, poi come allenatore, negli ultimi anni anche amministratore comunale, il personaggio in questione è Roberto Briata. Quasi ogni mattina lo puoi incontrare per le vie della città oppure nel palazzo comunale dove è ubicato il suo ufficio di Assessore allo Sport. Ed è proprio in questa sede che lo incontriamo. E’ questa l’occasione per fare il punto sulla situazione dello sport in città “decisamente buona” per l’Assessore che non può fare a meno di soffermarsi sul calcio e, quindi, sull’Ovada Calcio.

“In quest’ultima stagione sono cambiati i vertici societari e quindi è ancora presto per trarre dei bilanci. Tuttavia la volontà di far bene non manca e questo è positivo. Credo importante che la dirigenza dedichi parecchia attenzione al settore giovanile, perché è solo attraverso di esso che si possono porre le basi per il futuro. Personalmente, se mi è consentito di rivolgere un consiglio, ritengo che bisogna impegnarsi ulteriormente in questa direzione anche rafforzando lo staff tecnico che comunque è già di buon livello”.

Poi Briata si lascia andare a diverse considerazioni sulla società ovadese e sul calcio più in generale, ma non è di questo che vogliamo occuparci.

Il motivo dell’incontro è quello di ripercorrere la sua carriera calcistica che tante soddisfazioni gli ha dato e che per anni ha inorgoglito anche parecchi suoi sostenitori della zona.

Roberto Briata inizia la propria attività calcistica in quel di Molare sotto la guida di Stefano “Puny” Murchio. Dopo un anno di permanenza tra i giallorossi passa ai Pulcini del Genoa, Qui resta un paio di anni e poi, per motivi logistici e non certo tecnici, fa rientro a casa e milita nelle giovanili dell’Ovada Calcio sotto la guida di Argeo Ferrari e Carmelo Barca. Arriva quindi il passaggio all’Alessandria dove compie tutta la trafila passando dagli Allievi alla Beretti ed alla Primavera.

Si giunge così al 1984 quando arriva il suo inserimento nella rosa della prima squadra che milita in serie C1. Da quel momento la maglia dei “Grigi” resterà sulle sue spalle per ben nove stagioni.

“E’ stato un periodo bellissimo. Una società ottimamente strutturata, una grande tifoseria, tecnici e giocatori di buon livello e poi era l’unico giocatore della provincia e come tale un beniamino dei tifosi. Se devo fare un bilancio non posso che affermare che l’Alessandria mi ha dato davvero molto, ma al tempo stesso devo ammettere che in cambio ho dato tutto me stesso. E questo perché un tempo, decisamente più di adesso, si giocava soprattutto per la passione e per i colori della propria maglia, il resto veniva dopo. Quando scendevi in campo sapevi che il tuo compito era quello di mettercela davvero tutta, anche per il rispetto di chi ti veniva a sostenere. Quando il risultato non arrivava uscivi dal terreno di gioco certamente amareggiato per te stesso e per la società, ma in primo luogo per tutti coloro i quali da sugli spalti si sono prodigati ad incitarti per tutto il corso della partita”.

Questo attaccamento per la squadra ha fatto si che Briata diventasse nel corso delle stagioni la “bandiera” dell’Alessandria, e questo riconoscimento se lo è meritato davvero tutto.

Nove anni in una compagine non è cosa da poco e al fianco dell’atleta ovadese ruotano diversi atleti, alcuni dei quali avranno un futuro davvero roseo.

“Dovendo fare de nomi citerei Gregucci, Camolese e Carrera. I primi due sono stati validi giocatori nella Lazio (Camolese anche nel Torino), mentre Carrera è stato a lungo nella Juventus. Tutti e tre sono rimasti nel mondo del calcio se si pensa che Gregucci è da poco stato chiamato sulla panchina della Reggina, Carrera fa parte dello staff tecnico di Conte alla Juventus e Camolese, anche se attualmente è fermo, ha allenato importanti squadre prima fra tutte il Torino.

Guardando a questi nomi il rammarico è stato quello di non essere riusciti a conquistare il passaggio nella seria cadetta, ma allora eravamo una compagine troppo giovane”.

Come tutte le storie, anche quella di Briata all’Alessandria ha una sua fine e così avviene il passaggio al Savona in serie C2, ma la permanenza in terra ligure è assai breve e ad attendere Briata vi è il Giulianova militante in serie C2 ma capace di vincere il campionato e di salire i C1. Successivamente il passaggio per due stagioni alla Pro Vercelli ed altre due alla Valenzana prima di chiudere ad Ovada, in Prima Categoria, più per motivi di riconoscenza verso la società che lo aveva lanciato che non calcistici.

Finita la lunga stagione del calcio giocato, per Briata si apre quella da tecnico. La società non poteva essere che l’Alessandria nella quale allena nel corso del primo anno la categoria Allievi Nazionali, quindi la Primavera per poi passare alla prima squadra come secondo allenatore.

Chiusa la parentesi alessandrina Briata si sposta a Valenza dove resterà per sei stagioni. Anche qui stessa trafila dagli Allievi Nazionali alla formazione maggiore come secondo allenatore.

Si giunge così ai giorni nostri che vedono il nostro protagonista accasarsi nel Genoa. Per lui le panchine sono quelle dei Berretti e della Primavera.

“A Genova mi trovo molto bene. E’ un ambiente molto serio e capace, e non potrebbe essere diversamente considerando il prestigio societario. Il Genoa è la società più vecchia del calcio italiano, inutile aggiungere altro”.