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Sferisterio

Quando, negli Anni Sessanta, lo Sferisterio di Ovada non era completamente praticabile per tutta la sua lunghezza a causa di un contenzioso tra il Comune e la famiglia Marenco, i due proprietari del terreno, la parte di proprietà comunale veniva sfruttata per organizzare tornei in notturna di calcio e tamburello. La presenza di pubblico alle varie manifestazioni era notevolissima con i sostenitori delle squadre molto interessati al risultato delle sfide. Conclusi i tornei notturni sono dovuti passare circa dieci anni per rivedere molto pubblico sugli spalti dello Sferisterio, ma in questo ultimo caso a richiamare gli sportivi non era più il gioco del calcio bensì quello del
tamburello.

Controvento

A volte capita, nel compiere un gesto sportivo, di fare uno sforzo un po' particolare. E' quanto successo ad un giocatore di tamburello nel campo sportivo Sant'Evasio in Ovada. In una fase di gioco particolarmente intensa, nell'atto di colpire la pallina, ad un atleta è capitato di accompagnare allo sforzo una fuoriuscita d'aria dal fondoschiena. Nulla di particolarmente grave,  se non fosse che dall'altra parte del terreno di gioco, a circa settanta metri di distanza, un giocatore avversario ha prontamente risposto: "Salute". Attimo di silenzio assoluto e successivo scoppio di generale risata. Un aspetto della vicenda è rimasto però sconosciuto: chissà quale sfortunato giocatore si trovava controvento? E non certo per motivi di rumore!

Beniamino

Dopo un campionato di serie A disputato con giocatori locali, nel 1971 l'ENAL Ovada compie il grande passo di aprire ai giocatori "stranieri". E così, dal Veneto, arriva Vittorino Damoli, atleta trentenne non molto dotato nella struttura fisica ma assai veloce nei movimenti e capace di indirizzare la pallina negli spazi di terreno lasciati vuoti dagli avversari. Ben presto, anche in virtù di un carattere assai piacevole oltre che per le indubbie capacità di gioco, divenne il beniamino della tifoseria locale. Il giocatore veneto fu ceduto dall'Ovada nel 1974 ma il suo ricordo è rimasto a lungo nella memoria degli sportivi ovadesi. A lui si interessò anche il gruppo cabarettistico ovadese de "I Carugini" i quali intitolarono un loro spettacolo di grande successo: "Damoli ti voglio bene" nel quale venivano, tra le altre cose, ricordate le gesta del giocatore veneto.

Il giornalista del tamburello

Nonostante la sua carriera tamburellistica sia rimasta limitata ad alcune sfide presso la "Pagliuzza", località sulle alture di Ovada, Lorenzo Bottero è certamente una figura di primissimo piano per il tamburello ovadese. Per lunghi anni dirigente dell'ENAL Ovada, negli Anni Sessanta è stato Presidente provinciale della FIPT, successivamente si è interessato del Torneo dei Castelli e quello della Vigne. Ma Bottero ha, tra gli altri, il merito di essere il giornalista del tamburello, non a caso, ormai diversi anni or sono, è stato premiato in un concorso giornalistico nell'Astigiano per un suo articolo apparso nel 1979 sulla rivista della Provincia di Alessandria con il titolo: "Ovada capitale del tamburello".

Affamati

Un tempo, quando i rimborsi spesa per le prestazioni sportive erano pressoché inesistenti, si giocava davvero per la passione e il divertimento. Il più delle volte erano i giovani stessi a rimetterci di tasca propria per poter affrontare le trasferte di gioco. Poi, con il passare degli anni, un qualche piccolo riconoscimento iniziava ad essere dato agli atleti. Nel gioco del tamburello un modo per ripagare i giocatori consisteva nell'offrire loro dei buoni per bevande e panini da consumarsi al termine della gara. Succedeva, però, che nella squadra vi era sempre o il più anziano oppure il più affamato e così i più giovani, forse anche per riverenza nei confronti di coloro i quali erano più avanti negli anni rimanevano spesso e volentieri a pancia vuota ed a bocca asciutta.

Bambini

Durante il periodo d'oro del tamburello in Ovada, in pratica per tutti gli Anni Settanta, allo Sferisterio veniva organizzato il torneo "Agosto Tamburellistico Ovadese" al quale prendevano parte le più forti squadre del momento e proprio per questo richiamava un grandissimo pubblico. Per accapararsi i posti migliori occorreva recarsi allo Sferisterio alcune ore prima dell'inizio dell'incontro, fattore certo non piacevole se si considera anche la calura estiva alla quale bisognava sottoporsi. Capitava così che "venivano inviati" i bambini ad occupare il posto. Tutto procedeva bene fino a quando arrivava una persona adulta che diceva: " Non si può tenere il posto" e si sedeva tranquillamente. Ecco allora che quando il papà, o il nonno, del bambino arrivava ad assistere alla partita, il povero bambino era costretto ad alzarsi e ad andare a vedere l'incontro arrampicato chissà dove. Certo non era una cosa giusta, ma il Telefono Azzurro non l'avevano ancora inventato.

Complimenti

Ovada, nel passato, ha avuto molti campioni nella disciplina del tamburello, certamente quelli che sono maggiormente ricordati per le proprie gesta sportive sono i compianti Valerio Caneva e Corrado Tasca e poi Giuseppe "Beppe" Frascara. Ma un ricordo particolare merita un gesto che può essere diviso tra atletico e scoordinato. Autore di tale impresa è stato Reno Tofani, potente battitore mancino, che in una fase di gioco presso lo Sferisterio di Ovada riuscì a colpire la pallina con una forza tale che, avendo sbagliato la mira, questa andò a finire all'inizio di via Cairoli dove adesso vi è un enorme palazzo. Sotto il profilo del risultato sportivo non fu certo una buona impresa, ma in  quanto al colpo... complimenti!

Mediatori

La ripresa del gioco del tamburello in Ovada alla fine degli Anni Sessanta ed i primi Anni Settanta avvenne grazie all'interesse del circolo ENAL composto in maggior parte da operai. Quando si trattò di costituire una squadra competitiva la dirigenza societaria si rese conto che occorrevano parecchi denari. Ecco allora che dei "mediatori" si adoperarono affinché alcuni imprenditori locali, che frequentavano il Caffè Trieste, mettessero mani ai propri portafogli e provvedessero al necessario. La scelta non fu "digerita" da tutti gli interpellati, ma il risultato fu quello che per circa dieci anni Ovada fu all'apice del tamburello ed il sogno del Tricolore si avverò nel 1979.

Silenzio

Negli Anni Settanta, Ovada è stata un po' la patria del tamburello a livello nazionale. Dotata di una buona squadra è giunta nel 1979 a conquistare il titolo di Campione d'Italia. Lo Sferisterio era sempre affollato di spettatori e, durante le ore nelle quali si giocavano gli incontri, Ovada era pressoché deserta. Si viveva un momento un po' particolare, quasi irreale. Il silenzio, quasi assoluto, veniva spezzato dai colpi che provoca il tamburello con il contatto con la pallina. Al termine degli scambi, a seconda dell'intensità dell'urlo della folla, era possibile capire se la squadra di casa aveva conquistato o meno il "quindici". Poi, a fine partita, tutto si ripopolava con gli spettatori che tornavano alle proprie case per la cena.

Sugo

In vista della trasferta a Rocca d'Arazzo, i componenti de La Ceramica Ovadese decidono di recarsi in terra astigiana con largo anticipo sull'orario di inizio della gara. Giunti sul posto, per far passare un po' di tempo, un giocatore ed una dirigente scelgono di entrare in un bar situato nelle vicinanze del terreno di gioco. Il locale è pressoché deserto e da una piccola sala giunge la voce del telecronista che commenta una gara di Formula Uno. I due ovadesi vi entrano e  trovano il giovane nipote della barista intento ad osservare l'evento motoristico e decidono, a loro volta, di guardare la televisione. Passano pochi minuti e la stanza si riempie di un piacevole odore di sugo, i nostri due si guardano ed escogitano il da farsi. Quindi si rivolgono alla barista dicendole (falsamente) che la signora è in dolce attesa e, sentendo il buon odore, le è venuta voglia di mangiare un po' di sugo. A tale richiesta l'anziana proprietaria si rende subito disponibile e prepara loro due piatti di sugo che in breve tempo vengono spazzolati con abbondante pane. Quando il giocatore si presenta in campo l'inizio della gara è ormai imminente. Sulla sua prestazione meglio non soffermarsi.

Guasto

Tra i rischi che una trasferta può comportare vi è anche quello del guasto meccanico. Involontari e sfortunati protagonisti sono i componenti della squadra giovanile dell'Ovada ed i loro accompagnatori. La trasferta è in terra mantovana in quel di Solferino dove gli atleti ovadesi si comportano in maniera assai dignitosa nonostante la sconfitta. Nel viaggio di ritorno, in prossimità di Castelvetro Piacentino, una vettura si guasta e viene portata a bordo strada in un piccolo spiazzo. Non passa molto tempo che sul posto giungono altre persone che a ben guardare non sembrano molto bene intenzionate. Tra le mani fanno girare delle catene e si avvicinano ai malcapitati ovadesi. Spetta al Presidente in persona di affrontare il gruppetto che, in seguito, si dimostra composto più da giovani alticci che non da veri e propri delinquenti. Tutto quindi finisce al meglio, ma quanta paura!

La "12 Ore" e l'Associazione Vela

Per sapere come nasce la "12 Ore" bisogna andare indietro negli anni ed esattamente al 1990. Allora la disciplina tamburellistica era ancora praticata da un buon numero di giocatori e non mancavano neppure i semplici appassionati che non disdegnavano di scendere in campo a dare i classici "due colpi". L'idea di dar vita alla manifestazione venne a Marco Barisione e Vanda Vignolo, una coppia molto conosciuta nell'ambiente del tamburello. Per molte edizioni la "12 Ore" ha avuto come spirito esclusivo quello di raggruppare il maggior numero di atleti per trascorrere insieme una giornata di sport e di amicizia. Poi, nel 2010, un triste evento portò a modificare in parte lo spirito della manifestazione. Purtroppo, un male incurabile aveva avuto ragione di Roberto "Roby" Vignolo, un giocatore di tamburello che nel corso della propria carriera agonistica aveva indossato le maglie di diverse società della zona. Nel suo ricordo, la "12 Ore" ha scelto di diventare un appuntamento annuale con un obiettivo assai nobile: una raccolta di fondi da destinarsi all'Associazione Vela. Quale sia la funzione di detta Associazione è cosa assai nota per l'impegno che quotidianamente profonde nei confronti dei malati. A farne parte, sotto l'attenta regia e capacità professionale della dottoressa Paola Varese, sono diversi volontari ai quali è doveroso rivolgere la massima riconoscenza da parte di tutta la popolazione dell'Ovadese.

La figura di "Bonny"

Come in tutte le discipline sportive, anche nel tamburello esistono figure di secondo piano che però sono indispensabili per l'armonia e la buona riuscita di una stagione. Nello specifico il ruolo è quello del "passatore" di tamburello, colui il quale, in fase di battuta scambia con il giocatore della propria squadra la racchetta della battuta con il tamburello. A Castelferro questo ruolo è stato coperto a lungo da Carlo "Bonny" Maranzana. Una persona mite e disponibile che, ogni qualvolta il giocatore gli si avvicinava per prendere la racchetta di battuta, era pronto a fare da destinatario di possibili arrabbiature dell'atleta in caso di una brutta giocata, oppure ad incitare il medesimo se avesse appena conquistato un quindici. Non ci sono dubbi sul fatto che gli scudetti vengono conquistati da coloro i quali scendono in campo ma, nel suo piccolo, anche "Bonny" ha saputo vincere in un ruolo modesto e secondario che lo ha, comunque, reso un personaggio ammirato e stimato.

Il premio mancato

Durante una edizione del Torneo dei Castelli, chi scrive, a nome dell'allora Settimanale "Ovadasport", aveva messo in palio un premio per il miglior giocatore della fase finale della manifestazione. A contenderselo furono due giocatori e la scelta, fatta all'ultimo istante, ricadde su un atleta di casa. Il giocatore escluso non se ne ebbe a male, ma così non fu per la di lui moglie. Alla coppia mi lega una profonda amicizia e, forse anche per questo, periodicamente la signora non perde occasione per rinfacciarmi il torto subito dal marito. Ma la cosa interessante è che a lei poco importava del prestigio della vittoria, ciò di cui era dispiaciuta era il non essere entrata in possesso del premio che tanto le piaceva!

Cerot è Cerot

Il suo nome compare di diritto tra i grandi di sempre nella disciplina del tamburello,
si tratta di Aldo Marello, il popolare "Cerot" capace di lasciare ottimi ricordi ovunque sia stato. La sua carriera è stata brillante, ma il suo palmares avrebbe potuto essere ben più cospicuo se avesse scelto di fare del tamburello una passione unica. Invece Cerot di passioni ne ha diverse tra le quali la musica e la bevuta di un buon bicchiere di vino. Per lui ciò che conta è l'amicizia, il trascorrere insieme ad altri momenti di svago e di allegria. La sua è diventata una figura degna dei migliori giullari che sanno divertirsi e fare divertire. In Ovada è stato protagonista della conquista dello Scudetto, ma di lui sono in molti ad averne apprezzato, oltre le indubbie capacità di gioco, la simpatia e l'umanità, pregi che gli fanno onore e poi, scusate: Cerot è Cerot.

Quando si giocava nel Borgo

Alla fine degli Anni Sessanta ed inizi Settanta, il quartiere del Borgo di Ovada era piccola cosa non avendo ancora subito la trasformazione urbanistica che lo avrebbe modificato negli anni successivi. I ragazzi giocavano lungo le strade, poi arrivò il campo sportivo di Sant'Evasio e tutto diventò più facile. La differenza con altre zone della città era che nel quartiere i ragazzi non disdegnavano il calcio, ma amavano giocare a tamburello. Un po' tutti quanti hanno impugnato l'attrezzo ed alcuni di loro con successo. A distinguersi, inizialmente furono Marco Barisione, Mario Pastorino e Luciano Turco. A loro, nel tempo si aggiunsero Ivo Vignolo, Walter Scarso, Enrico Vassallo, Roberto Vignolo e Massimo Chiodo. I conoscitori locali della disciplina possono ben comprendere che il vivaio è stato di primissimo piano.

A Cremolino si taglia la legna

Tra tutti i paesi dell'Ovadese in cui il tamburello ha avuto un seguito, Cremolino è, certamente, quello che ha saputo mantenersi negli anni ed a livelli di buon valore. Già a partire dagli Anni Sessanta la formazione di casa contendeva all'Ovada lo scettro di regina della zona. Pochi anni dopo prese parte al campionato di Serie A con sacrifici non da poco se si considera i costi che ciò richiedeva. Per far fronte alle spese si poteva contare sulla disponibilità di qualcuno, ma a destare sorpresa fu la scelta di fare un gruppo per andare a tagliare la legna per poter poi ricavarne dalla vendita fondi da destinare alla compagine di tamburello. L'iniziativa ebbe una buona riuscita e venne ripetuta nel tempo. Poi altre furono le scelte della dirigenza per trovare le coperture finanziarie, ma il merito di avere escogitato una buona trovata ai cremolinesi non lo toglierà nessuno.

Arbitri

Come in tutte le discipline sportive i protagonisti delle gare non sono solo i giocatori ma anche l'arbitro. Negli Anni Settanta i direttori di gara ovadesi più noti erano Piero Vignolo e Franco Gatti che diressero incontri nella massima serie. Poi fu la volta di Egidio Ferrari di Tagliolo Monferrato. Un bravo artigiano edile che aveva la passione del fischietto e, sfortunatamente, quella di assaggiare un po' troppe volte il vino. Capitava così che qualche direzione di gara non era del tutto brillante, ma la simpatia e l'onestà della sua figura riusciva ad evitare possibili contestazioni. A vestire la divisa bianca è stato anche Giovanni Bisio, meglio conosciuto come "Gion", che se qualche giocatore provava a contestare una sua decisione prontamente lo redarguiva con la sua possente voce. Per molti anni ha arbitrato anche Francesco "Cesco" Barisione, persona capace di sdrammatizzare sempre e quindi difficilmente attaccabile dai giocatori. In seguito l'arte del fischietto ha visto protagonisti Franco Arecco e Bruno Olivieri, di quest'ultimo la caratteristica è sempre stata quella di fumarsi una sigaretta nel mentre i giocatori cambiano campo. A dirigere gli incontri c'è anche Carlo Frascara,  seppure al momento privilegia il tamburello giocato a quello fischiato. In ultimo Marcello Gaviglio, un direttore di gara molto attento e imperterrito che difficilmente si lascia condizionare dagli atleti in campo.

Castelferro

Volendo fare un paragone con il calcio si potrebbe affermare che il Castelferro è stato un po' il Chievo del tamburello nazionale e questo perché entrambe rappresentano semplici frazioni o quartieri senza avere sede comunale in loco. Il Castelferro è stato il primo piccolo centro a diventare Campione d'Italia nella massima serie di una disciplina sportiva. Un traguardo prestigioso che avvalora ancor più le sue imprese. Merito di ciò va ascritto a tutti gli abitanti del luogo che si sono adoperati, ognuno con i propri mezzi e disponibilità, a creare il fenomeno. Per sostenere la società si è dato vita alla sagra del "salamino d'asino" che ha avuto, ed ha tuttora, una grande partecipazione di pubblico. Dieci anni di trionfi hanno portato il piccolo centro di Castelferro sulla cronaca sportiva nazionale. Un evento probabilmente irripetibile, proprio per questo occorre essere riconoscenti ai tanti protagonisti dell'impresa.

Tutto tamburello

Difficile calcolare se nel corso della sua esistenza ha impugnato per più tempo una penna per motivi di studio e lavoro oppure il tamburello. Perché l'attrezzo, Gianmarco Barisione, lo ha impugnato davvero molto, fin da bambino quando, in viale Rebora, nel Borgo di Ovada, assai sovente si sbucciava le ginocchia pur di recuperare palline impossibili ad essere giocate. Poi negli anni ha vestito le maglie di parecchie società, anche della massima serie, fino a far quasi coincidere l'arrivo della pensione lavorativa con quella tamburellistica. Ormai il suo rapporto con il tamburello giocato è alquanto limitato, ma di lasciare l'ambiente non se ne parla proprio. Eccolo allora inventarsi allenatore, organizzatore, dirigente. Insomma, qualsiasi cosa pur che abbia come protagonista il tamburello.

Il tamburello in rosa

Se nell'ultimo decennio il tamburello maschile ha subito un netto declino in Ovada al contrario quello femminile ha vissuto un periodo decisamente favorevole. Sono, infatti, arrivate parecchie vittorie e conquiste di scudetti nazionali. Protagoniste assolute di simili successi sono le gemelle Chiara e Luana Parodi e Ilaria Ratto attorno alle quali hanno ruotato alcune altre ragazze. Il trio ha iniziato a vincere già dalle categorie giovanili per poi confermarsi una volta diventate adulte. I trionfi sono stati ottenuti sia nei campionati all'aperto che in quelli indoor, a dimostrazione della completezza tecnica delle giocatrici. Bisogna dare atto alle giocatrici di avere avuto una costanza notevole nel proseguire ininterrottamente a calcare i campi da gioco. E' chiaro che a incentivarle notevolmente sono stati i continui successi ottenuti. La speranza è che il momento magico possa continuare.

L'eleganza del giocatore

Un tempo il tamburello veniva giocato più sul piano tattico che non fisico. Era più difficile assistere a scambi ravvicinati, preferendo a questi i palleggi da fondo campo. Spesso si arrivava a contare molte decine di colpi prima che un giocatore fosse indotto al fallo. Ottimi palleggiatori furono Uva del Castell'Alfero e Fasoli del Francavilla. In Ovada a distinguersi in tale metodo di gioco è stato Gianpaolo Grosso. Atleta dal fisico alto e molto asciutto compensava la mancanza di velocità di gambe con una precisione nel colpire la pallina al limite della perfezione. Il suo tamburello veniva sporcato solo al centro, segno indiscutibile di una maestria non comune. Dalla sua aveva anche il comportamento elegante, i suoi movimenti non erano mai approssimativi ed il suo palleggio decisamente preciso. Forse, oggi, tale tipo di gioco non gli sarebbe più consentito dagli avversari, ma allora non era così.

Profeta in patria

Sono cinque i giocatori ovadesi che possono fregiarsi del titolo di Campione d'Italia. Il primo è stato Corrado Tasca che se lo aggiudicò con le compagini di Milano, Savona e Genova. Il secondo è Valerio Caneva che vinse il tricolore a Savona e Genova. Anche Ivo Vignolo cucì lo scudetto sulla propria maglia del Castelferro così come Saverio Bottero che lo ha fatto con il Castelferro ed il Callianetto. Ma l'unico ovadese ad aver conquistato il titolo di Campione d'Italia con la formazione di casa dell'Ovada è Enrico "Chicco" Arata che nel 1979 copriva il ruolo di riserva al formidabile quintetto composto da Aldo Marello, Franco Capusso, Giuseppe Bonanate, Ettore Scattolini e Piero Chiesa che portò ad Ovada l'unico scudetto tricolore della massima serie nella sua lunga storia tamburellistica.

Ci ho dato alla Frascara

Per oltre vent'anni Giuseppe "Beppe" Frascara è stato il giocatore simbolo di Ovada. La sua carriera agonistica è stata particolarmente longeva fino a diventare un punto di riferimento per i suoi compagni di squadra. Giocatore completo, preferiva il ruolo di mezzo volo dove sapeva esprimersi al meglio. In diverse occasioni, durante le fasi di gioco, gli capitava di ricevere la pallina sul lato sinistro e lui, anziché cambiare di mano il tamburello, faceva una piccola rotazione e colpiva la pallina facendo passare il braccio destro, con il quale impugnava il tamburello, dietro la schiena. Un colpo a sorpresa assai spettacolare che non poteva che attirare l'attenzione dei giovani spettatori. Capitava così che durante la settimana i ragazzi, nel corso delle loro sfide, si cimentassero in quel tipo di colpo. Quando ciò avveniva e l'esito era positivo, poche volte in realtà, si esaltavano al grido di: "Ci ho dato alla Frascara".

Il tamburello e le arance

Le sue origini sono siciliane, ma in giovane età si è trasferito a Bosco Marengo e li è nata la sua passione per il tamburello. Una passione che lo ha portato a dedicarsi da subito verso le nuove generazioni. Negli anni sono stati davvero parecchi i giovani che hanno militato nelle squadre da lui allestite. Per molto tempo è stato il Presidente delle formazioni di Ovada, e per questo motivo si è adoperato non poco, mettendo anche consistentemente mano al portafoglio, per apportare delle migliorie allo Sferisterio. Dai suoi giocatori esigeva il massimo impegno ed il suo carattere, un po' burbero, lo facilitava nell'essere temuto. Ma in fondo, Pasquale Messina, è stato un personaggio che ha lasciato un buon ricordo in Ovada e non solo per il tamburello ma anche per le deliziose arance che faceva arrivare direttamente dalla Sicilia tramite un suo parente.

Ho ritrovato il portafoglio

Che Aldo Marello sia una persona che non disdegna a tirare a far tardi è cosa risaputa nell'ambiente del tamburello. E così è stato anche in occasione di una "12 Ore", terminata la quale, il bravo "Cerot" aveva messo su un gruppetto di amici e si era posizionato in un bar del centro di Ovada. Il tempo passa e tutti coloro i quali siedono attorno al tavolo iniziano a sbadigliare ed a fare fatica a tenere gli occhi aperti. Poco dopo ci si alza dalle sedie e si arriva in prossimità delle rispettive automobili. Di andare a letto non se ne parla proprio, "Cerot" tiene ancora banco. Finalmente la lunga serata si conclude, abbracci e baci e buonanotte a tutti. Passa pochissimo tempo e "Cerot" telefona ad una persona che era nel gruppo dicendole che aveva smarrito il proprio portafoglio e se gentilmente poteva controllare nel posto in cui era stata parcheggiata la sua vettura. Di fronte a simile richiesta il controllo viene effettuato ma con esito negativo, ne viene informato "Cerot" e poi, per davvero, a letto. In piena nottata squilla il telefonino della persona di Ovada. Attimi di preoccupazione su quale possa essere la causa di simile telefonata, poi alla classica domanda: "Pronto", risponde "Cerot" il quale avvisava di aver ritrovato il portafoglio cadutogli sotto il sedile della propria vettura. Su quale sia stata la risposta dall'altra parte del telefonino meglio soprassedere.

Il muro di appoggio

Benché lo Sferisterio di Ovada sia dotato del migliore muro di appoggio di tutta Italia, nessuna squadra locale è riuscita a primeggiare in questa particolare disciplina. Eppure, in un passato neppure tanto lontano, diversi giocatori della zona sono stati protagonisti vestendo casacche di formazioni dell'astigiano. Tra questi Giancarlo Marostica, uno dei migliori atleti in assoluto per diversi anni, Fabio Viotti capace di vincere anche un campionato, Walter Scarso, mezzovolo dall'agilità e colpo con pochi eguali, Luciano Turco, uno che quando era in giornata vinceva la partita da solo, Fausto Parodi, terzino di grande talento e rapidità, Ivo Vignolo, che però non è stato capace di ripetere quanto di buono ha fatto nel gioco a libero, e poi il trisobbiese Valter Zunino, per concludere con Stefano Frascara, l'ultimo giocatore ovadese a sapersela cavare più che egregiamente nel gioco con il muro di appoggio.

La pallina rotta

Sulla correttezza e sportività di Giancarlo Marostica, come confermano tutti coloro i quali lo conoscono, non può esserci dubbio alcuno. Ma dello stesso avviso non sono stati giocatori e sostenitori dell'Aldeno in occasione di una gara della massima serie giocata a Cremolino. Il giocatore di casa, nella fase finale e decisiva della gara, batte una pallina, appena l'ha colpita si rende conto che questa è bucata. Lo fa presente con urla rivolte in particolar modo all'arbitro affinché interrompesse il gioco. Ciò non avviene e la pallina picchia sul terreno di gioco dell'Aldeno e compie un salto anomalo che rende impossibile la risposta avversaria. L'esito è doppiamente vincente per il Cremolino che primeggia in campo e sugli spalti dove, tra alcune sostenitrici delle due squadre, volano schiaffi con le signore di casa assai più manesche. Nella gara di ritorno ad Aldeno la delegazione cremolinese è stata limitata a sole sette persone, giocatori compresi: meglio evitare brutte accoglienze.

Altro che pullman!

Le trasferte da sempre rappresentano un capitolo dispendioso per le squadre che devono affrontare diversi chilometri per raggiungere i campi avversari. Per economizzare al massimo la cosa, i dirigenti del Cremolino, siamo negli Anni Settanta, escogitano una bella trovata. Tra i sostenitori della squadra c'è un piastrellista acquese proprietario di un Ford Transit che utilizza quotidianamente per motivi di lavoro. Ma alla domenica l'uso del furgone è ben diverso. Una pulita, alla grossa, al suo interno, poi si inseriscono i sedili posteriori ed il veicolo è pronto a trasportare ben nove persone. All'epoca il casello autostradale di Ovada non esisteva ancora e così si accedeva all'autostrada in quel di Tortona. La velocità di crociera era di 50 kmh su strada provinciale e di 70 kmh in autostrada, oltre il furgone non arrivava.

Mocassini

Nel palmares del Cremolino figura, tra gli altri, il titolo di Campione d'Italia di serie B ottenuto nel 1998. Per raggiungere tale impresa ha dovuto anche affrontare una gara in quel di Cunico, squadra nella quale militava Aldo Marello "Cerot". Al momento di scendere in campo, il campione astigiano si accorge di essersi dimenticato le scarpe da gioco. Per far fronte alla dimenticanza si affida alla generosità di un suo compagno di squadra che gli presta un paio di scarpe di riserva. La gara ha inizio, ma dopo pochi giochi la calzatura, troppo stretta, inizia a fargli male e così "Cerot" sceglie di giocare con i mocassini che indossava in precedenza. Non occorre molto a capire che la sua resa di gioco ne viene di molto condizionata, nonostante ciò la sua compagine uscirà sconfitta di misura con il punteggio di 13-11.